In zona sono piuttosto rinomate le presunte proprietà taumaturgiche del Vin Santo. Si dice che la bisnonna di un produttore della vallata sia guarita dalla polmonite grazie alle ingenti quantità ingerite del prezioso nettare.
Si narra poi che nel 1920 un moribondo, membro della famiglia Barattieri, colpito da febbre tifoidea chiese, come ultimo desiderio, di bere un bicchiere di Vin Santo di Albarola; bevuto il Vin Santo il malato cadde in un sonno profondo e dopo 48 ore si risvegliò guarito.
Un tempo vi era la tradizione, da parte di chi aveva familiari malati, di recarsi ad Albarola per ottenere una bottiglia del Vin Santo di Barattieri da far bere all’ammalato sperando nella sua guarigione.
Oggi il Vin Santo viene prodotto a partire da vecchi vigneti di malvasia di Candia aromatica (un tempo si utilizzava anche il locale “champagnino”, ovvero marsanne) impiantati nel 1958 e nel 1982, soprattutto nella sottozona “Mercati”. L’uva è raccolta in cassette con diversi passaggi per scegliere i grappoli migliori e più spargoli.

(grappolo di malvasia di Candia aromatica)
L'uva viene poi stesa su cannette e graticci in solaio, dove rimarrà fino a completo appassimento (di solito metà-fine dicembre), epoca in cui si svolge la torchiatura.
Il mosto così ottenuto viene posto in una vasca d'acciaio fino alla formazione di una pellicola superficiale che lo isola e lo protegge dall'ambiente esterno.
Il mosto viene travasato nelle botticelle di rovere (con doghe spesse 5 centimetri e più, in buona parte con capacità di 250 litri) contenenti una “madre” risalente al 1823 (che viene “nutrita” con fonti di carboidrati). Nelle botticelle lasciate scolme si svolgerà una lunghissima fermentazione alcolica ad opera dei lieviti indigeni, senza aggiunta di solforosa e sfruttando gli sbalzi termici da una stagione all’altra. Vengono ancora utilizzate in parte le botticelle originali del 1824.

(particolare di una delle botticelle del 1824)
Segue un affinamento di 9 anni nelle botticelle, poi decantazione, assemblaggio finale delle diverse botticelle (ne vengono utilizzate 3-4 per ogni annata, tra cui sempre almeno una di quelle del 1824) e imbottigliamento senza aggiunta di solforosa. Punto.



(visioni d'insieme della vinsantaia)
Facile, no?
Gli zuccheri risultano essere in genere tra 250 e 300 gr/l, alcol svolto tra 12% e 13%, alcol complessivo tra 26% e 30%, acidità totale 8-9 gr/l, volatile intorno a 1 gr/l, estratto secco netto circa 40 gr/l o più.

(...bisognerà pazientare qualche anno...)
LA VERTICALE
Pur costituendo nel panorama dei vini dolci piacentini (dei vini dolci tout court, in realtà) un caso a sè, ne rappresenta comunque il massimo vertice qualitativo. Ne fa dunque pienamente parte (non è un marziano venuto dal nulla), affonda le proprie radici in un territorio ben definito che si chiama Albarola, viene prodotto da un vitigno che è una delle più grandi fortune che i Colli Piacentini possiedono utilizzando un metodo tramandato da generazioni.
E' come Yquem per il Sauternes. O come Avignonesi per il Vin Santo toscano.
1988
Seconda annata ufficialmente in commercio.
Ambrato con sfumature oro antico, si presenta lievemente opaco. Al naso si accavallano note di tamarindo, frutta candita, pasticceria, rosmarino e agrumi. Palato consistente e grasso, ma elegante ed equilibrato grazie a una buona acidità. La progressione gustativa si giova di un vastissimo spettro aromatico che chiude su fresche e persistenti note di confettura di rabarbaro. 89/100
1989
Ricchissimo di sfumature, multidimensionale e molto complesso: al naso tamarindo, fichi secchi, nocciola, miele, tè, crema pasticcera, canditi, brioche. Palato grasso e viscoso, di persistenza lunghissima. Attacca dolce e ampio, s’ispessisce polposo per trovare un cambio di ritmo che è prerogativa dei grandi vini. Allunga composto e inesorabile con bella propulsione dai tratti persino austeri e quasi nervosi (un’appena accennata scia amarognola) distendendosi in una coda finale di grande aromaticità balsamica, lunga e rinfrescante. 92/100
1992
Colore più evoluto, leggermente velato nel bicchiere. Il naso dirompe su tratti di caramella mu ed erbe aromatiche, nocciola, mandorla, fichi e tamarindo che si moltiplicano tra di loro anziché sommarsi semplicemente. Il palato è ampio, fresco e ricco di sovrapposizioni, con la caratteristica e lunghissima nota di zabaione. Salda e serrata la progressione gustativa, ben equilibrata e molto persistente. Esemplare. 91/100
1993
Ambrato con accenni ramati. Denso e ricco all’olfatto, esplode al palato con bell’impatto di morbida cremosità e buona freschezza, esibendo un ventaglio aromatico meno spinto sulla classica nota di zabaione alla menta, ma con profondità gustativa importante. 89/100
1994
Oro intenso e brillante. Ricco e complesso, attacca grasso e polposo sviluppando una bella profondità gustativa. La decisa acidità spinge il vino verso un finale che chiude su toni di frutta matura ed intriganti riverberi balsamici. 89/100
1995
La produzione raddoppia (quasi 600 bottiglie prodotte).
Colore oro antico di bella vivacità. Note di nobile evoluzione che si fondono con sensazioni cremose (chantilly) e di nocciola tostata in un naso molto seducente. Bocca grassa e profonda anche se più sottile di altre annate. In questa versione il nettare di Albarola trova dunque uno sviluppo lineare e fresco, più semplice. 88/100
1996
Occhio ambrato di grassa fluidità e un po’ torbido. Ossidazioni nobili con vastissimo e cangiante spettro olfattivo: miele, canditi, zabaione, savoiardo, pan di spagna, foglia di tè, tabacco dolce, pesca matura, nocciola. Il palato è un’esplosione di velluto, ampio e grasso con l’inconfondibile e rinfrescante scia balsamica ad irradiarsi in un centro bocca sciolto e continuo, elegante ed equilibrato nonostante l’elevatissimo residuo zuccherino. Finale cremoso e interminabile, di grande tensione espressiva. Nettare assoluto. 93/100
1997
Le note mentolate ben si combinano con miele, fichi secchi, agrumi canditi, tabacco dolce. La bocca è ricca e avvolgente, armoniosa nonostante la notevole densità. Si sviluppa appena più sottile e stretto del ’96, spinto da una lunga e fresca scia balsamica (più menta che zabaione) che innerva la struttura coadiuvata da una bella vena acida. Di grande bevibilità. 91/100