
Torno sull’Ora Felice, il passito de La Tosa di cui già avevo parlato qui, approfittando della verticale (quattro annate: 2005-2008) che Stefano Pizzamiglio mi ha dato la possibilità di gustare venerdì 11 luglio in azienda. Molti temi relativi alla Malvasia, passita e non, sono stati affrontati con Stefano nella già citata chiaccherata e nel suo testo pubblicato il 17 giugno 2009 su questo blog, ma l’assaggio delle bottiglie costituisce come sempre il banco di prova più significativo. La degustazione comparata di diverse annate è il luogo d’incontro, il campo aperto delle possibilità dove ciò che si è previsto e pensato (l’Idea) si incontra, e a volte si scontra inesorabilmente, con la realtà. Nel caso dell’Ora Felice ciò che emerge è un disegno ben definito dell’opera, è l’uso di un linguaggio preciso, che muta di anno in anno seguendo la variabilità vendemmiale, ma sempre seguendo il preciso disegno iniziale.
E’ l’idea di un passito rinfrescante e “leggero”, non per questo magro e semplice, che rinuncia in parte alla calda esplosività mediterranea della malvasia appassita al sole per cercare espressioni più sottili e chiaroscurali, più polifoniche e complesse.
L’Ora Felice è ottenuto da grappoli appassiti in cassette poste in appositi locali. Le uve provengono da tre vigneti (Sorriso, Morello, Ronco).
Si fa una vendemmia “chirurgica” ponendo grandi attenzioni all'aspetto igienico, quindi alla sanità delle cassette, delle forbici, delle mani (i vendemmiatori indossano guanti di lattice) e all'integrità dei grappoli.
Il residuo zuccherino dei vini oscilla tra i 155-160 gr/l delle prime due annate ai quasi 190 gr/l delle ultime due. Le gradazioni alcoliche variano invece tra gli 11,5° e i 12° svolti.
Il tempo d'appassimento può variare molto, tanto che nel 2006 è stato inferiore al mese, mentre nel 2007 ha raggiunto i 33 giorni e nel 2008 i 41 giorni (con un calo in peso del 46%). La fermentazione si svolge in acciaio inox.
La produzione (in bottiglie da mezzo litro): 1.400 nel 2005, 2.900 nel 2006, 3.400 nel 2007, 2.500 nel 2008.



2005
La prima annata prodotta mostra oggi il profilo più evoluto tra le quattro degustate. Il finale è ancora abbastanza fresco, ma il profilo del vino, con i suoi toni “canditi” e una dolcezza meno contrastata è più placido di quelli che seguiranno. Comunque piacevole. 83
2006
Più grinta e vivacità del 2005, con centro bocca e finale amarognolo che ne frena parzialmente lo sviluppo. Il naso rimanda a toni di pera, scorze d’agrumi e pesca. Dinamico e nervoso. 85
2007
15% di botrytis ed un naso dove le classiche note agrumate si ampliano in un quadro più complesso. Palato armonico e scorrevole, composto. Qui il profilo si fa quasi più pensoso, trovando un’eleganza austera. La bocca incede precisa e diritta, snella e ben bilanciata fino ad arrivare ad un finale pulito e fresco. 86
2008
In anteprima (uscirà prima di fine anno). Naso ampio, ricco, con note di macedonia, frutta bianca (mela, pera e pesca), scie agrumate (lime) e speziate (zenzero), in un contesto che vive d’un’espressività più diretta rispetto al 2007, tra calore mediterraneo e slanci nordici. Vivo e lungo, si basa su di una costruzione che ha più strati di lettura, frutto della ricerca di maggiore freschezza in fase di raccolta delle uve. 87
venerdì 10 luglio 2009
L'ORA FELICE
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domenica 9 novembre 2008
L'ATTESA

L’azienda di Gaetano Solenghi è minuscola (2,5 ettari coltivati a barbera, croatina, malvasia e ortrugo dai quali si ricavano 15.000 bottiglie all’anno) e custodisce tesori poco visibili (difficilmente i suoi vini si trovano in enoteche e ristoranti, la vendita è fatta quasi tutta a privati). Siamo a Battibò di Strà in comune di Borgonovo, Solenghi ha fatto scelte precise e coraggiose, come fermentare i mosti avvalendosi solo dei lieviti indigeni, come proporre un Gutturnio frizzante rifermentato in bottiglia ed un Gutturnio Riserva ed una Barbera ferma che vengono immessi sul mercato tre-quattro anni dopo la vendemmia, tutte rarità, oggi, nei Colli Piacentini. L’”Attesa”, non a caso, è il nome scelto per battezzare la Barbera, vino longevo e di carattere che sfida il tempo. Vini in generale rudi e decisi, molto grintosi, “selvatici” e senza compromessi. Un’azienda di cui poco tutto sommato si sente parlare, anche se la stampa specializzata non la ignora del tutto. Ne è esempio l’articolo pubblicato dal numero 28 di Spirito DiVino, dove il Passito Danza del Sole 2004 è risultato tra i migliori della provincia e ne dà prova anche la Guida Vini d’Italia di SlowFood-Gamberorosso, dove lo stesso vino è giunto alle finali per i Tre Bicchieri, sfiorando il massimo riconoscimento.

Il Danza del Sole dunque, vino ottenuto da vigne di Malvasia piantate nel 1991 su suoli argillosi. Nota a margine sul nome, bel richiamo insieme al tipo di appassimento e alla pratica rituale degli indiani d’America (chi ha visto Un Uomo Chiamato Cavallo?).
Locandina di A MAN CALLED HORSE
La produzione è molto limitata, 400-450 litri all’anno, ovvero – quando va bene – 900 bottiglie da mezzo litro. I grappoli vengono stesi e fatti appassire su teli bianchi di plastica (la stessa procedura seguita dalla Stoppa e dal Negrese) ed il mosto viene poi fatto fermentare in un tonneau usato da 350 litri acquistato nel 2001, utilizzato in quello stesso anno per la fermentazione della Malvasia ferma e, dall’anno successivo, per la fermentazione del Passito che è stato prodotto solo nel 2002, 2004, 2007 e 2008. Un’altra parte del mosto fermenta in una damigiana. Partendo da residui zuccherini elevatissimi, il succo impiega mesi (…anni…visto che ora sta ancora fermentando il concentratissimo 2007…) per terminare la fermentazione ed “assestarsi” naturalmente, tanto che ora è in commercio il 2004. Pochissima la solforosa aggiunta, ma appena prima dell’imbottigliamento si fa una filtrazione per evitare il rischio di rifermentazioni.
LA DEGUSTAZIONE
2002
Naso maturo di datteri e fichi secchi che rimanda a latitudini meridionali, polposo sì, ma forse non abbastanza grasso per reggere pienamente un’impronta tannica decisa che asciuga un po’ e rende il bicchiere nervoso e amarognolo. Vino ispido e affascinante.
2004
Appassimento per un paio di settimane al sole. Affinamento pre-bottiglia di oltre due anni e mezzo. Ramato-arancione intenso, il naso è giocato su note di bella e polposa maturità evolutiva (pesca, albicocca, agrumi, fichi, dattero e prugna secca) con tratti di austerità speziata a rendere l'insieme più complesso. La bocca è densa e larga, ma trova dinamismo e lunghezza in uno sviluppo voluminoso e compatto non privo di contrasti dolci-amari.
2007
Assaggiato dal tonneau; pur nella parziale chiusura olfattiva che vive ora, riesce già a sprigionare note varietali e una bocca di grande dolcezza che porta con sé rilievi e contrasti che dovrebbero garantire a questo mostro di concentrazione una buona bevibilità.
Gaetano spilla il 2007 dalla botte
La produzione del 2007
2008
In piena fermentazione, è più inintelleggibile anche se dopo alcuni minuti nel bicchiere la carbonica tende a svanire ed emerge un vino pieno e grasso, sì, ma decisamente più “sottile” rispetto al 2007, meno dolce e meno concentrato.
Il Passito 2008 in fermentazione
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domenica 4 maggio 2008
GLI ANNI CHE VERRANNO

Ovvero vecchie annate non ancora in commercio dei Vin Santi di Vigoleno di Paolo Loschi e Marco Lusignani. Le annate che ancora riposano e maturano nelle botti.
Un viaggio tra annate diverse, diversissime, spesso opposte, che a volte si scoprono diverse…anche nella stessa annata. Il 2002 per Loschi (e per altri, vedi Perini) è stato un anno da dimenticare (non verrà commercializzato), non così per Lusignani, che sei vendemmie fa ebbe sì problemi con la santa maria, in buona parte marcita, ma non con altre uve più resistenti al clima inclemente di quell’annata, come la roussanne (che Loschi non coltiva).
In queste differenze vedo sia una potenziale risorsa, sia una debolezza per Vigoleno. Pur nelle diversità, un’identità più precisa non guasterebbe. Per questo i nuovi impianti in programmazione l’anno prossimo, tutti o quasi di santa maria, non possono che essere considerati positivamente, visto che si è deciso giustamente di puntare sull’uva più caratterizzata e caratterizzante presente sul territorio. Un vitigno che sembra non rischiare più l’estinzione, anche se le estensioni restano minime, comunque in crescita. Un vitigno che sarebbe curioso testare puro in vini sia secchi sia dolci da uve appassite e non solo in assemblaggio.
Il Vin Santo di Vigoleno si sta facendo conoscere sempre di più. Ed è appena stata costituita un’Associazione di Produttori alla quale hanno aderito 12 produttori (solo 6 dei quali avevano però nel 2007 vigneti iscritti all’Albo della Doc, per un totale iscritto di circa 2 ettari e mezzo). Tra gli obiettivi c’è quello di realizzare un’Enoteca del Vin Santo all’interno del borgo.
Tornando alla degustazione, aldilà della differenza tra i 2002 (uve diverse, suoli pure), non sono mancate forti similitudini in alcune vendemmie tra le interpretazioni date dalle due aziende. Il 2001 ad esempio (annata in commercio per Loschi, di là da venire per Lusignani che sta vendendo ora il 1998), entrambi complessi ed equilibrati, molto buoni, due tra i migliori Vin Santo di Vigoleno degli ultimi anni. Il 2003 (annata che Loschi inizierà a vendere tra poco), con vini ricchissimi e marmellatosi, di grande impatto. E poi la recentissima 2007, con mosti ancora (e chissà per quanto) in fermentazione, bombe che si attaccano al palato ma non prive di acidità, anche se in zona si guarda a quest’annata con qualche timore per gli eccessi di concentrazione zuccherina (qualcuno è arrivato al 40% di alcol complessivo, come farà il mosto a fermentare???).
Il quadro che ne esce è vivo e positivo, soprattutto perché, aldilà di certi alti e bassi dovuti i parte ad annate estreme, ciò che emerge è la volontà continua di confrontarsi. La curiosità e l’apertura verso il mondo, consapevoli di avere un tesoro da conservare, se possibile migliorare, e da far conoscere.
Le degustazioni si sono svolte nelle due aziende il 3 maggio 2008.
PAOLO LOSCHI-MASSINA
In località Massina, nel Parco dello Stirone, sullo stesso versante del Castello di Vigoleno dal quale dista poco più di un km, dalla metà dell’800 i Loschi conducono l’azienda di famiglia. Oggi Paolo, coadiuvato dalla moglie Patrizia e dai genitori, guida l’attività vitivinicola.
Qui le vigne sono esposte a sud-sud ovest su suoli calcareo-marnosi chiari, terre bianche con una vena di sabbia giallastra proprio sotto il nucleo aziendale verso il torrente Stirone.
terreni in località Massina
La composizione ampelografica aziendale vede una prevalenza di santa maria (circa L’80% delle uve destinate al Vin Santo), coltivata parte in località Massina, parte a Case Sozzi sullo stesso versante. Poi trebbiano e melara in vigne poco più distanti (direzione Case Orsi) e un po’ d’Ortrugo a Massina.
vigna di santa maria
germoglio di santa maria...e pendenza del vigneto
foglia di santa maria
vecchio ceppo di santa maria
vigna con filari di santa maria (in alto)
In cantina fanno bella vista tre barriques di rovere appena acquistate, che saranno avvinate con vino bianco neutro per un anno. 
Si tratta di barrique rigenerate, pronte ad accogliere in futuro le uve del nuovo mezz’ettaro piantato a santa maria.
Di fianco l’ormai storica batteria di cinque barriques/botticelle composta, per la parte più di primo pelo, da una barrique simile a quelle nuove acquistata nel 2003 e due barriques di una tonnellerie borgnognona rigenerate nel 1998. Con la quarta botte le certezze temporali iniziano a vacillare e Paolo deve far ricorso alla mamma per avere notizie certe (che poi certe non sono), qui si entra in un regno misterioso dove date e ricordi si accavallano e le date diventano un po’ un’opinione, alla fine si sa solo che la botte viene dalla Pellegrino di Marsala ed ha 60-70 anni. Infine la mitica quinta botticella dove sosta l'annata pronta per l'imbottigliemento dopo essere passata per le altre quattro botti. Forse di castagno (opinione di Paolo) forse di rovere (opinione della mamma), si apre una simpatica discussione tra madre e figlio su quanti anni possa avere questa botte che è sempre stata lì a ricordo della signora, 76 primavere portate benissimo. Ipotesi finale rigorosamente approssimativa sull’età: un centinaio d’anni, decennio più, decennio meno.
La batteria
La botticella di età indefinita
Alla fine ogni anno vengono prodotti circa 180 litri di Vin Santo.
No lieviti selezionati, no solforosa.
Abbiamo degustato le cinque annate attualmente nelle botti (dal 2003 al 2007), più quella in commercio (2001), di cui restano pochissime bottiglie disponibili.
2003
Potenza e rusticità olfattiva: noce e legni antichi (...è il caso di dirlo), fichi secchi con tamarindo, zabaione e miele di castagno. In bocca subito colpisce per la potenza d’impatto: grasso, denso, oleoso, d’una opulenza fin eccessiva. Di certo non lascia indifferenti anche se l’eleganza sta da un’altra parte. 86
2004
Colore meno concentrato del 2003. Naso meno carico con sensazioni di mela e pera. Al palato meno dolcezza rispetto al 2003, con sensazioni più fresche che snelliscono il bicchiere. Meno estremo e forse meno affascinante dell’annata precedente anche perché oggi gli manca un po’ di compattezza che potrebbe parzialmente acquisire col passaggio nell’ultima botticella. 84
2005
Bicchiere un po’ torbido (l’unico tra i sei assaggiati) con sensazioni legnose un po’ disturbanti al naso. Il palato è il più nervoso tra tutti, sia per un residuo minore, sia per tannini che stringono dal centro bocca. Curioso. Aspettiamone l’evoluzione ed il successivo passaggio nelle altre botti. ???
2006
Già oggi fa pensare che possa raggiungere i livelli del 2000 e del 2001. Bell’ambra carico e limpido, naso seducente e complesso. In bocca ha equilibrio e mostra già ora buona armonia, avanza in souplesse accarezzando il palato con dinamismo. Buono già adesso, ha davanti a sé almeno tre anni di affinamento per migliorare ulteriormente. 88
2007
Pigiato a fine gennaio, meno di 150 litri prodotti, è ancora in fermentazione. Avvicinando il naso al bicchiere sembra di annusare un succo di frutta d’albicocca. In bocca sembra di bere…un succo di frutta d’albicocca, un mangia e bevi con concentrazione estrema, esagerata, che ti s’incolla alla lingua ma che non è privo di acidità. Un mostro che se non avrà troppe difficoltà fermentative ne farà vedere delle belle. ???
Paolo Loschi spilla dalla botte il Vin Santo del 2004
…e poi, l’annata in commercio:
2001
Bel colore ambra molto carico e limpido. Nobili ossidazioni al naso, con sensazioni di mallo di noce, miele di castagno e caramello, poi tracce di rabarbaro su uno sfondo che ricorda quasi un distillato. Palato opulento e viscoso, ma non stucchevole, a suo modo equilibrato, articolato e scorrevole. Complesso. 87
MARCO LUSIGNANI
L’azienda nasce negli anni ’50 in località Case Orsi, anche se è solo una ventina di anni dopo che si decide di puntare con forza sul vigneto. Oggi l’azienda è guidata dal giovane ma già esperto Marco, nipote del fondatore Alberto, che può avvalersi dell’esperienza dei genitori.
A Case Orsi i terreni sono ricchi di argille abbastanza scure e forti, dove trovano dimora vigne di santa maria vecchie di 30-35 anni, per un totale di 4-5 pertiche (circa 0,3 ettari), mentre verso il cimitero di Vigoleno le argille si fanno più chiare e qui Lusignani coltiva roussanne, melara e sauvignon da destinare al Vin Santo. L’età media complessiva delle vigne da Vin Santo supera i 20 anni.
Sullo sfondo, vigna di santa maria
Vigna di santa maria
foglia e germoglio di santa maria
Vecchio ceppo di santa maria
Vigna con tutori di legno molto alti, usanza di un tempo
Suoli a Case Orsi, scendendo verso lo Stirone
Nell’assemblaggio finale la santa maria costituisce circa il 40%, ma tra un anno verrà piantato mezz’ettaro di santa maria.
Le botti (una quarantina) sono tutte di rovere (tranne due di castagno, riconoscibili per le venature più scure), tra cui un paio di botticelle degli anni ’40. Si tratta in buona parte di barrique rigenerate.
Parte delle botti; in basso a sinistra la botticella degli anni '40 in cui oggi riposa il 1998
Per ogni annata ci sono dalle 2 alle 4-5 botti, a seconda dell’abbondanza del raccolto. Tra una botte e l’altra (vedi 2003) ci può essere una certa differenza perché una può contenere ad esempio la parte di santa maria, l’altra tutto il resto delle uve, per cui con Marco abbiamo fatto assaggi delle varie botti (provando anche a fare artigianali assemblaggi) che hanno fatto emergere a volte significative differenze. Quindi dare un giudizio prima dell’assemblaggio finale è un po’ azzardato, per questo i punteggi non sono sempre secchi.
Abbiamo degustato cinque annate dalle botti (dal 1999 al 2003), più quella in commercio (1998).
1999
I profumi sono sporcati da qualche imprecisione che penalizza in parte la piacevolezza.
Bocca abbastanza dinamica ed equilibrata, con minor residuo zuccherino e grassezza rispetto all’annata precedente. Dunque bocca avvolgente e pastosa ma senza eccessi e con sviluppo meno imponente del solito. Trova comunque buon calore e polpose sensazioni di zabaione e tamarindo. 84
2000
Assaggio di una botte soltanto. Qualche nota balsamica al naso. Palato di dolcezza relativamente contenuta, con finale che presenta una sensazione asprigna di confettura di rabarbaro e scia amarognola che disturba un po’. 83-4
2001
Bellissimo colore ambra intenso, scuro. Naso complesso e pieno. Palato polposo, elegante, equilibrato, molto dolce ma con componente acido/alcolica misurata e ben contrastata. Articolato e complesso. E molto gradevole. 87-8
2002
Una piacevole sorpresa. Grazie alla resistenza della roussanne (buona parte della delicata santa maria è marcita) Marco è riuscito a produrre un Vin Santo di buona qualità, senza la concentrazione e la lunghezza del fuoriclasse, comunque interessante e piacevole, con colore invitante di buona carica cromatica, discreta complessità e buon equilibrio. 86
2003
Sentite due botti. La barrique di santa maria in prevalenza sa di marmellata e fichi, non molto complesso, molto rotondo e molto dolce, di grande impatto; la seconda barrique appare oggi meno interessante, meno fine e persino più dolce. Ma il resto dell’affinamento e l’assemblaggio finale dovrebbero conferire all’annata la complessità olfattiva che oggi è carente. 85-7
…e poi, l’annata in commercio:
1998
Consueto seducente timbro rustico e deciso, con le classiche note di mallo di noce, ma anche di confettura di susina, tamarindo, fichi secchi e lieve zabaione; di bella larghezza e cremosità il palato che poteva sì avere più lunghezza e dinamismo, ma mostra comunque bella compattezza. 87
Marco Lusignani
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sabato 29 marzo 2008
CALEIDOSCOPI

(copertina di GEOGADDI by Boards of Canada, Warp 2002)
Perché assaggiare tutti i vini dolci piacentini da appassimento? Per la curiosità di testare cosa bolle in pentola, fare il punto sullo stato dell’arte dei vini passiti (da malvasia di Candia aromatica in particolare) prodotti in zona, coglierne le diverse sfumature (i diversi territori, le diverse tecniche di appassimento e di trasformazione delle uve) per provare a capirne le potenzialità.
Il risultato finale è incoraggiante perché emergono alcuni vini molto buoni e parecchi buoni, comunque una quindicina di bottiglie che ovunque farebbero una bella figura. L’altra buona notizia è che dietro i soliti noti che confermano quanto di buono già si sapeva (ed è più difficile confermarsi che fare un singolo exploit), dietro qualcuno scalpita e inizia a mostrare buona costanza qualitativa nelle poche annate finora prodotte.
Ho assaggiato 44 vini, a tutte le aziende ho chiesto l’ultima annata in commercio, ma qualcuno mi ha fornito campioni delle annate non ancora in vendita, per cui alla fine si contano comunque 38 etichette. Senza considerare i vari Vin Santi (che sarebbero, anzi sono, almeno una decina) che non ho inserito in questa degustazione, più qualche vino che sicuramente mi è sfuggito (…segnalatemi le dimenticanze!). Quindi volendo censire numericamente i vini di questa tipologia si arriva a una cifra intorno a cinquanta, cifra impensabile fino a pochi anni fa, quando non sarebbe neanche stato possibile fare una degustazione del genere. E, lo ripeto, il livello è mediamente buono, con alcune punte d’eccellenza assoluta.
Siamo di fronte a una tipologia di vini probabilmente a un bivio, a una svolta che potrebbe darle il definitivo colpo d’ala. Oggi tante sono le versioni e tante le variazioni sul tema, tanti i modi di appassire, di vinificare.
Penso a un magma, a un caos da cui non emerge chiara una direzione precisa, come un linguaggio confuso che tenta di prendere forma, di organizzarsi e farsi lingua. Un linguaggio dove nulla è stabile e preciso, se non nell’arbitraria soggettiva personale interpretazione delle diverse grammatiche e dei diversi vocabolari usati dai produttori. Dal magma inizia a delinearsi un embrione di discorso, non chiaro né grammaticalmente e sintatticamente perfetto, ma vivo, con alcune singole direzioni chiare e consapevoli. C’è qualcuno che parla già una lingua sicura, mentre altri tentennano e balbettano, ma è fisiologico visto che si parla di un linguaggio in fondo appena nato. Oggi la malvasia da surmaturazione/appassimento è, com’è ovvio che sia, un caleidoscopio d’intenti e risultati. L’importante è capire che quel che più conta non è il metodo, il processo, la ricetta, lo schema, ma l’atteggiamento, la consapevolezza, l’attitudine. Quindi a risultati enologici diversi può corrispondere una lingua comune e possono corrispondere risultati qualitativamente e quantitativamente importanti.
Dalla degustazione emerge una mia personale preferenza per i vini prodotti con appassimento al sole, ok, ma non è detto che ciò sia il meglio e che tutti debbano fare così, ovvio! Non è detto che questa sia LA strada, né che esista LA strada, se non in qualcosa che va ricercato in un atteggiamento teso ad esprimere l’anima del vitigno, qualunque sia il metodo di appassimento. Ad ognuno la sua interpretazione in base ai terreni, al clima, alle proprie idee. L’appassimento al sole assicura interpretazioni più emozionali ed esplosive, mentre all’ombra i vini sono più ricercati e “intellettuali”, a volte più complessi e ricchi di sfumature, tanti vinificano in barriques, tanti no, ma tutti i migliori vini contribuiscono a rendere e a rispecchiare le 1000 sfaccettature dell’uva malvasia e del terroir che la cresce, come in un caleidoscopio degno e rispettoso dei suoi caratteri. Dunque la polpa albicoccosa e pescosa con rimandi agrumati e vegetali-balsamici con timbri magari più freschi o più maturi, la bocca di volume ma (quasi) mai stucchevole, grazie alla grinta dei tannini di cui è naturalmente ricca la buccia, sono alcuni tra i caratteri che si ritrovano nei vini aldilà delle interpretazioni.
E poi ci sono nuove tecniche in sperimentazione come la crioestrazione, utilizzata per 5-6 vini e che pare stia dando buoni risultati. Bisognerebbe avere una conoscenza tecnica maggiore sulle dinamiche e le tecniche dell’appassimento. E i produttori dovrebbero assaggiare i vini degli altri, piacentini e non, ancora troppo pochi sono quelli che lo fanno!
Nei colli piacentini abbiamo un tesoro che si chiama malvasia e che abbiamo rischiato, rischiamo, di dilapidare e di far estinguere o, peggio ancora, di "regalare" ad altri. Ci siamo ahimè innamorati dell'ortrugo e abbiamo snobbato la malvasia. Perle ai porci! Invece Piacenza potrebbe-dovrebbe diventare il punto di riferimento nazionale e mondiale delle malvasia, di quella aromatica di Candia in particolare, ma non solo. Di questo tesoro il testo che segue vorrebbe proporre una prima, incompleta, mappa. Si è all’inizio dell’avventura, in pieno boom per questa tipologia con cui si fa immagine (ma qualcuno fa anche i numeri), dunque forza, le premesse ci sono.
Tra i vini degustati non c’erano solo malvasia in purezza, pure vini da moscato, verdea, con qualcosa di interessante che non è mancato di emergere, anche se le migliori produzioni tra i vini dolci piacentini, Vin Santi di Vigoleno esclusi, ritengo vengano comunque da vini a base di malvasia.
IL DISCIPLINARE
Il Colli Piacentini Malvasia Passito deve essere prodotto con almeno l’85% di malvasia aromatica di Candia e può essere immesso al consumo dal 1° settembre dell’anno successivo a quello della vendemmia. Può essere prodotto in tutto il territorio della doc senza restrizioni geografiche. La resa massima di uva fresca non può superare il 40%. Le uve devono essere appassite “con il metodo tradizionale su pianta e su graticci” (e al sole no???), la spremitura può avvenire dopo il 1° dicembre dell’anno di raccolta.
Per quanto riguarda i parametri chimici minimi o massimi l’alcol complessivo deve essere almeno del 23% e la volatile al massimo di 1,6 g/l, come per i Vin Santi, il resto dei parametri sono all’interno dei confini della decenza quindi non li elenco nemmeno.
I vini degustati sono in parte Colli Piacentini Malvasia Passito (o semplicemente CP Malvasia) doc, Malvasia dell’Emilia igt o, dove non indicato nulla, da tavola.
Tutti i vini sono stati forniti dalle aziende, tranne il Passito di Casa Nova, che ho acquistato presso il negozio “Pane Quotidiano”, in via Calzolai a Piacenza.
Ho assaggiato a bottiglie coperte, a casa mia tra il 16 ed il 18 marzo 2008.
Malvasia Hotel a Monemvasia
I vini degustati:
ANNO QUATTRO (2004)-PERINELLI
BUCA DELLE CANNE (2005)-LA STOPPA
COLLI PIACENTINI MALVASIA GOCCE DI MEMORIA 2004-PODERE CASALE
COLLI PIACENTINI MALVASIA GOCCE DI MEMORIA 2006-PODERE CASALE
COLLI PIACENTINI MALVASIA LE RANE 2004-LURETTA
COLLI PIACENTINI MALVASIA PASSITO 2004-CASA NOVA
COLLI PIACENTINI MALVASIA PASSITO 2006- IL NEGRESE
COLLI PIACENTINI MALVASIA PASSITO 2006-CANTINA SOCIALE VICOBARONE
COLLI PIACENTINI MALVASIA PASSITO 2006-CIVARDI
COLLI PIACENTINI MALVASIA PASSITO ARQUATUM 2004-VITICOLTORI ARQUATESI
COLLI PIACENTINI MALVASIA PASSITO IPERGEA 2005-PODERE PAVOLINI
COLLI PIACENTINI MALVASIA PASSITO IPERGEA 2006-PODERE PAVOLINI
COLLI PIACENTINI MALVASIA PASSITO L’ARTE CONTADINA 2005-ENRICO LOSCHI
COLLI PIACENTINI MALVASIA PASSITO L’ARTE CONTADINA 2006-ENRICO LOSCHI
COLLI PIACENTINI MALVASIA PASSITO LUNA DI CANDIA 2005-CANTINA SOCIALE VALTIDONE
COLLI PIACENTINI MALVASIA PASSITO MAGISTER2003-IST. PER L’AGRICOLTURA RAINERI MARCORA
COLLI PIACENTINI MALVASIA PASSITO NARCISO E BOCCADORO 2006- MALANOTTE
COLLI PIACENTINI MALVASIA PASSITO ORA FELICE 2006-LA TOSA
COLLI PIACENTINI MALVASIA PASSITO PERLA DI RUGIADA2006-SACCHI
COLLI PIACENTINI MALVASIA PASSITO PIRIOLO 2006-LUSENTI
COLLI PIACENTINI MALVASIA PASSITO RONCO DELLA SANTA 2005-MONTESISSA
COLLI PIACENTINI MALVASIA PASSITO SOLESTE 2005-CASTELLI DEL DUCA
COLLI PIACENTINI MALVASIA PASSITO STELLATO 2006-SANTA GIUSTINA
COLLI PIACENTINI MALVASIA PASSITO UVE SOLE 2005 (campione imbottigliato da pochi giorni)-CAMPANA
COLLI PIACENTINI MALVASIA PASSITO VIGNA DEL VOLTA 2006-LA STOPPA
COLLI PIACENTINI MALVASIA SCRIPTORIUM 2006-LA CELATA
DANZA DEL SOLE 2004 IGT-GAETANO SOLENGHI
DOLCE MONTEPASCOLO IGT 2006-CARDINALI
EMOZIONE DI GHIACCIO (2004)-CROCI
IL PASSITO DEL DOTTORE (2007)-FORMAGGINI E PEVERI
IL PASSITO DEL DOTTORE (2006)-FORMAGGINI E PEVERI
MALVAGIA-FERRARI E PERINI
MALVASIA ROSA (2005)-MONTESISSA
MOSCATO DA TAVOLA (2005)-LA RATTA
MOSCATO IGT GOCCE DI FRUTTO 2006-MONTESISSA
PASSITO DI MALVASIA-LE TORRICELLE GONZAGA
PASSITO TRE NOCI-BADENCHINI
PRADA’ IGT 2005-MANARA
PRADA’ IGT 2004-MANARA
SAN MORANDO DA TAVOLA (2006)-TOLLARA
SENSAZIONI D’INVERNO IGT 2006-TERZONI CLAUDIO, GINO, GIANCARLO
SENSAZIONI D’INVERNO IGT 2005-TERZONI CLAUDIO, GINO, GIANCARLO
SOL’IDEA 2003-OPPIZZI
SOLIS PASSITO (2004)-PERGOLA



COLLI PIACENTINI MALVASIA PASSITO VIGNA DEL VOLTA 2006
LA STOPPA
Viene prodotto da un assemblaggio di malvasia di Candia aromatica e, in minima parte, moscato bianco. I terreni sono ricchi di argille rosse ferrettizzate come in buona parte di quest’area dei colli piacentini. Uve appassite al sole su teli di plastica bianchi per una quindicina di giorni con successiva fermentazione in barriques usate. Il 2006 è stato imbottigliato a metà gennaio 2008. E’ l’annata che, grazie anche all’entrata in produzione di vigne giovani, segna il passaggio da 10.000 a 15.000 bottiglie.
Colore molto caldo e intenso con intrecci tra caratteri dorato-ramato-ambrati quasi vinsanteggianti. Il naso non esplode ancora ma riesce comunque a sprigionare canditi, dattero e scie floreali. La bocca s’allarga con passo robusto e buona spinta propulsiva, in un equilibrio dinamico tra residuo zuccherino-alcol-acidità-tannini oggi ancora un po’ spostato su tannini in parte da riassorbire, ma con tratti ampi, energia dell’articolazione e lunghezza importanti. 89
COLLI PIACENTINI MALVASIA PASSITO 2006
IL NEGRESE
Malvasia in purezza proveniente dalle vigne aziendali poste nei pressi di Montepo in comune di Ziano. Appassimento al sole su teli di plastica bianchi e fermentazione parte in acciaio parte in legni usati. 4.400 bottiglie.
Ramato-arancione alla vista, offre un naso “dolce” e seducente di frutto della passione, agrumi, pesca sciroppata, albicocca, fichi secchi e porcini. In bocca trova equilibrio e polpa di esemplare piacevolezza, con sviluppo ben bilanciato che gli dona eccellente beva. Compatto e regolare, trova larghezza avvolgente e non stucchevole, anche se potrebbe avere più lunghezza, ma nulla toglie al fatto che si conferma ai massimi livelli. 87
DANZA DEL SOLE 2004 IGT
GAETANO SOLENGHI
Appassimento per un paio di settimane al sole delle uve provenienti dalle vigne aziendali di Battibò di Corano (Borgonovo). Il mosto ha fermentato parte in legno (un tonneau da 350 litri), parte in acciaio con affinamento pre-bottiglia di oltre due anni e mezzo. Nota a margine sul nome, bel richiamo insieme al tipo di appassimento e alla pratica rituale degli indiani d’America (chi ha visto Un Uomo Chiamato Cavallo?). 900 bottiglie.
Ramato-arancione intenso, il naso è giocato su note di bella e polposa maturità evolutiva (pesca, albicocca, fichi, dattero e prugna secca) con tratti di austerità speziata a rendere l'insieme più complesso. La bocca è densa e larga, ma trova dinamismo e lunghezza in uno sviluppo voluminoso e compatto. 87
BUCA DELLE CANNE (2005)
LA STOPPA
Da uve semillon coltivate in un piccolissimo appezzamento che s’incontra salendo lungo la strada che porta in azienda. Un’anomalia nei Colli Piacentini prodotta ormai dal 1989. Circa 400 bottiglie.
Più Trockenbeerenauslese che Sauternes questo 2005 con botrytis leggera e palato largo, grasso e polposo che chiude pulito e lungo con richiami di dattero e zafferano. Un raro nettare che fa storia a sé. 85
COLLI PIACENTINI MALVASIA PASSITO ORA FELICE 2006
LA TOSA
Uva proveniente da 3 diverse vigne in comune di Vigolzone, principalmente da una parcella adiacente al vigneto Morello e dalla vigna Sorriso, in parti minori dalla vigna Ronco (la parte che dà più struttura), poi appassimento in cassette (in locali deumidificati e ventilati) per una ventina di giorni. Al secondo anno di produzione.
Bello il colore verdolino che anticipa ciò che si ritrova nel bicchiere. Naso che rimanda a toni di pera, agrumi e pesca con scie leggermente smaltate. La bocca, animata da lievi residui di carbonica, incede precisa e diritta, snella e ben bilanciata fino ad arrivare ad uno dei finali più belli e puliti della degustazione, con vena nordica e scattante che slancia e rinfresca la bevuta. Vino che cerca la bevibilità senza essere banale e che volutamente rinuncia all’esplosione solare e mediterranea ispirandosi a brume più settentrionali. 84
COLLI PIACENTINI MALVASIA PASSITO L’ARTE CONTADINA 2006
ENRICO LOSCHI
Da vigne poste in località Cà Poveri di Castell’Arquato su suoli bianchi dell’epoca del Piacenziano ricchi di fossili. Appassimento parte su graticci, parte in cella frigorifera. Fermentazione in barriques nuove.
Al naso frutta tropicale, frutto della passione appena accennato, e note speziate. In bocca è grasso e s’allarga per chiudere con buon allungo. Bocca importante che unisce polpa e potenza, anche se ancora la materia non trova la distensione che potrebbe trovare nel tempo. Comunque, molto più carattere rispetto alla versione del 2005. 84
COLLI PIACENTINI MALVASIA LE RANE 2004
LURETTA
Le Rane proviene da una vigna posta in Loc. Costa piantata nel 1995 su argille rosse. La parte in pianura dà grappoli che vengono raccolti prima perché più soggetti a marciumi e portati in locali per l’appassimento, mentre la parte più in alto, in pendenza, viene fatta surmaturare più a lungo. Prima annata dove nessuna partita è stata vinificata in legno. Come dice già il colore paglierino/dorato brillante non troppo carico, con questa annata c’è un ritorno ad un’interpretazione più nordica di questo vino, quella delle annate pre-2002 anche se senza quella complessità. Naso delicato, elegante di canditi, pera e cedro, fine la bocca di bella bevibilità dove emerge la confettura di albicocca. Attacca con buona polpa, poi quando vorresti una propulsione più decisa, tende a smorzarsi. Fin lì però ha grande bevibilità. 84
SENSAZIONI D’INVERNO IGT 2005
TERZONI CLAUDIO, GINO, GIANCARLO
Da una vigna esposta a sud ovest a Bacedasco Alto chiamata Vigna del Sasso Matto, con suoli chiari ricchi di fossili. Uva raccolta già molto matura appassita parte all’ombra e parte (25%) al sole. Fermentazione in barriques usate.
Paglierino carico, naso floreale con marmellata di albicocche, bocca grassa e dolce ma senza eccessi, quindi elegante, lineare e pulito, di adeguata freschezza. Ha polpa e scorrevolezza, bella bevibilità e più equilibrio della versione 2006. 84
SENSAZIONI D’INVERNO IGT 06
TERZONI CLAUDIO, GINO, GIANCARLO
Prelievo di botte.
Ramato-arancione solare, come solare è il naso, archetipico nei rimandi alla pesca e all’albicocca mature, oltre che al miele. Glicerinoso, molto dolce, quasi untuoso, esprime marmellata di albicocca anche al palato. Di maggior peso ed impatto rispetto al 2005, ma meno scorrevole di quello per un residuo zuccherino più evidente. 83
COLLI PIACENTINI MALVASIA GOCCE DI MEMORIA 2004
PODERE CASALE
Appassimento parte su graticci, parte in cella frigorifera. Fermentazione in barriques nuove.
Tracce di botrytis al naso, struttura relativamente sottile, gradevole e di bella bevibilità, equilibrata ma non priva di consistenza. Riesce a distendersi con buona scioltezza in un finale pulito che invita al riassaggio. 82
COLLI PIACENTINI MALVASIA PASSITO NARCISO E BOCCADORO 2006
MALANOTTE
Uve a Donceto in comune di Travo per uno dei primi vini della nuova linea aziendale di Pietro Gazzola. Appassimento parte su graticci, parte in cella frigorifera. Fermentazione in barriques nuove.
Al naso s’avverte una lieve pungenza volatile ma poi escono il miele e sensazioni di macedonia. La bocca s’allarga per poi svilupparsi con bella spinta dinamica e buon contrasto. Peccato per l’mprecisione olfattiva perchè l’impianto gustativo rivela materia prima e ambizioni importanti. 82
COLLI PIACENTINI MALVASIA PASSITO IPERGEA 2006
PODERE PAVOLINI
Da una vigna di Bacedasco Alto, località Paolini. Appassimento parte su graticci, parte in cella frigorifera sfruttando la tecnica della crioestrazione. Fermentazione in barriques nuove.
Dapprima toni leggermente smaltati, poi frutta bianca (mela, pera), macedonia, pesca e miele. Dolcezza decisa al palato, dove manca un po’ d’articolazione e rilievi. S’allarga più che distendersi, ma c’è. 81
COLLI PIACENTINI MALVASIA PASSITO PIRIOLO 2006
LUSENTI
Principalmente ottenuto da vigne di Case Piccioni a Vicobarone. Appassimento al sole per circa 2 mesi, fermentazione in tonneaux usati. Prima annata prodotta.
Ramato-arancione alla vista. Al naso è varietale ed emergono subito note di marmellata di albicocca, in bocca è grasso e abbastanza dinamico, anche se un po’ più di polpa e di contrasto gli avrebbero dato una marcia in più. 81
EMOZIONE DI GHIACCIO (2004)
CROCI
Dalla collina di Monterosso (Castell’Arquato) malvasia 70% e moscato 30% lasciate appassire in pianta fino a gennaio inoltrato (una parte delle uve viene vendemmiata tra novembre e dicembre) e raccolte a bassa temperatura con parte degli acini ghiacciati.
Il Vino di Ghiaccio piacentino si presenta con un colore intenso invitante, naso polposo di agrumi e lieve screziatura che richiama vagamente la liquirizia, bocca di peso molto dolce dove emerge una nota lievemente balsamica, ma più freschezza gustativa è quello che gli si chiede. 80
ANNO QUATTRO (2004)
PERINELLI
Da malvasia, semillon e viogner in parti uguali, coltivati su terreni sabbiosi leggermente calcarei in vigne ad elevata densità d’impianto (8.500 piante/ettaro). Sovramaturazione in pianta e successivo appassimento in solaio, con fermentazione (e successiva maturazione di 12 mesi) in barriques nuove.
Si presenta con lievi note un pò verdi e un po’ nocciolose con fondo quasi di chewing gum. Abbastanza equlibrato e fresco, seppur non privo di polpa e forza alcolica, ricerca complessità, sottigliezza e beva raggiungendo abbastanza bene lo scopo. 80
IL PASSITO DEL DOTTORE (2007)
FORMAGGINI E PEVERI
Prelievo di botte. Da una vigna posta a Casa Pallaroni, in direzione Campana di Ferro e Mula, comune di Ziano. Da vecchie vigne inerbite e non sfogliate. Rispetto al 2006 l’appassimento è stato in serra (non forzato, senza ventilatori) per 20 giorni, macerazione sulle bucce a freddo per 3 giorni e fermentazione in acciaio.
Paglierino carico. Il naso un po’ marmellatoso rimanda qualche cenno di zabaione, lychee, agrumi, frutta bianca, poi dopo un paio di giorni libera anche toni di caramella mu. Palato muscoloso e denso, non un mostro di dinamismo, però più articolato rispetto al 2006. 80...anche se successivi assaggi del vino in bottiglia non hanno confermato (anzi...) le prime impressioni.
MALVAGIA
FERRARI E PERINI
Sovramaturazione in pianta e successivo appassimento in solaio, con fermentazione (e successiva maturazione di 12 mesi) in barriques nuove.
Appena versato mostra qualche inquietudine olfattiva, poi con l’ossigenazione le sensazioni quasi di chewing gum lasciano spazio anche a note di frutta bianca e gialla. La bocca ha buona stoffa, adeguata polpa e grassezza senza eccessi, con qualche scia amarognola. 79
COLLI PIACENTINI MALVASIA GOCCE DI MEMORIA 2006
PODERE CASALE
Appassimento parte su graticci, parte in cella frigorifera. Fermentazione in barriques nuove.
Invitante colore dorato. Naso quasi smaltato con rimandi alla botrytis e un polposo respiro di frutta bianca. Bocca larga e dinamica, solo un po’ semplice e che si smorza magari troppo presto, ma fin lì dà soddisfazione. 79
COLLI PIACENTINI MALVASIA PASSITO LUNA DI CANDIA 2005
CANTINA SOCIALE VALTIDONE
Appassimento in ambiente controllato. 25.000 bottiglie circa.
Bel dorato carico con note di pesca e albicocca, polpa e morbidezza senza eccessi di concentrazione, ma con adeguata grassezza e articolazione, sfuma su sensazioni di frutta bianca (pesca e ancor più mela), gli manca un po’ di polpa e distensione, è sì un po’ semplice ma piacevole e scorrevole. 79
IL PASSITO DEL DOTTORE (2006)
FORMAGGINI E PEVERI
Appassimento al sole sul tetto della cantina per una quarantina di giorni.
Sensazioni mature di pera e mela, poi datteri e prugne disidratate. Dolce senza particolare complessità, semplice e grasso. 78
COLLI PIACENTINI MALVASIA PASSITO IPERGEA 2005
PODERE PAVOLINI
Appassimento parte su graticci, parte in cella frigorifera. Fermentazione in barriques nuove.
Fichi e pera all’olfatto con alcuni rimandi speziati. Polpa e dinamismo con finale leggermente tannico senza trovare una quadratura precisa. 78
SOLIS PASSITO (2004)
PERGOLA
Dalla vigna Campo Grassi in località Lago di Albareto (Ziano), tra Vicomarino e Albareto, su terreni chiari calcarei sassosi. Vigne di 50 anni di verdea. Appassimento all’ombra. Fermentazione in barriques usate.
Naso deciso e caratteristico, curioso, con tratti di cera da mobili e sottofondo balsamico. La bocca ha grinta e nervosismo, ma pure volume e grassezza. Di bel temperamento. 78
MALVASIA ROSA (2005)
MONTESISSA
Da una vigna sperimentale in loc. Buffalora di Carpaneto. La vigna, ormai terminati i 5 anni di sperimentazione, è destinata all’espianto, ma l’azienda continuerà a produrre questo vino utilizzando un altro vigneto. Raccolta tardiva ed appassimento al sole in cassette. Vinificazione in acciaio a bassa temperatura limitando al minimo il contatto con le bucce. 700 bottiglie prodotte.
Al colore ricorda il rosolio, profumo di bacche rosse mature e floreali (rosa), curioso e abbastanza dinamico per la presenza di tannini che bilanciano la dolcezza. Piacevole. 78
COLLI PIACENTINI MALVASIA PASSITO SOLESTE 2005
CASTELLI DEL DUCA
Da uve appassite in ambiente controllato.
Naso fruttato, ma leggermente austero, poco esplosivo, finale di mela con lieve esuberanza alcolica, chiude un po’ corto ma complessivamente ben fatto. 77
COLLI PIACENTINI MALVASIA PASSITO L’ARTE CONTADINA 2005
ENRICO LOSCHI
Appassimento parte su graticci, parte in cella frigorifera sfruttando la tecnica della crioestrazione. Fermentazione in barriques nuove.
Paglierino chiaro alla vista, pera williams e frutti gialli maturi al naso, mentre la bocca ha discreta polpa, è gradevole e un po’ troppo semplice. 77
PRADA’ IGT 2004
MANARA
Prelievo di botte. Dalla vigna Pradà posta di fianco alla cantina (Vicomarino di Ziano), uva raccolta tardi poi appassita all’ombra, fermentazione che inizia in acciaio per completarsi in barriques parte nuove e parte usate. Circa 2000 bottiglie prodotte.
Sentori di nobile ossidazione e note resinose, polpa, peso, grassezza, abbastanza lungo ma appesantito dal legno. 77
COLLI PIACENTINI MALVASIA SCRIPTORIUM 2006
LA CELATA
Un giorno Ginetto Molinelli mi chiama e fa: ma lo sai che il produttore dello Scriptorium è un genio?
Gli dico: ma non è un tuo vino?
E lui: Appunto!
Non so se il vino in questione sia geniale, senz’altro il rapporto qualità/prezzo rischia di esserlo (5 euro in cantina). Da malvasia della Vigna Canne, ai piedi della collina di Montepo, nel versante esposto a sud con terre bianche calcaree.
Anomalo perché trattasi di vendemmia tardiva che non cerca la grassezza e la concentrazione estrema. Tenue paglierino alla vista, naso nitido e gradevole con susina, pesca bianca, pera più qualche sfumatura tropicale e di botrytis. Bocca fresca e pulita, leggera (70 gr/l di residuo zuccherino), da bere senza troppo pensare, scorre sottile senza scossoni. Un vino che vuole essere semplicemente bevuto. 77
COLLI PIACENTINI MALVASIA PASSITO RONCO DELLA SANTA 2005
MONTESISSA
Da una vigna a Magnano di Carpaneto (suoli chiari e magri), dopo appassimento al sole in cassette per 20 giorni di grappoli raccolti tardivamente. Fermentazione in acciaio a bassa temperatura (6°-8°). Prima annata in commercio (l’azienda produceva già un passito, ma con malvasia e trebbiano appassiti all’ombra). 1.000 bottiglie.
Naso inizialmente inquieto che impiega un po’ ad aprirsi, quando lo fa libera ricordi di frutta gialla albicoccosa e di pesca sciroppata con note tropicali. In bocca è sì grasso, ma soprattutto dinamico e nervoso, forse troppo. Provata una seconda bottiglia, stessa iniziale difficoltà ad aprirsi, poi dà buone sensazioni. 76
PRADA' IGT 2005
MANARA
Color mogano, naso di cera da mobili un po’ aggressivo, molto resinoso con sensazioni di aghi di pino (avete presente la pastiglia Valda?). Bocca di peso, bella materia, però in questo stadio un po’ precoce di vita nel finale resta la dolcezza, con acidità un po’ slegata dagli zuccheri. Da risentire. 76
DOLCE MONTEPASCOLO IGT 2006
CARDINALI
Vendemmia tardiva di moscato coltivato a Montepascolo di Castell’Arqauto, con successivo appassimento. 450 bottiglie.
Al naso emergono sensazioni agrumate e di frutta gialla con note di chewing gum. Bocca ricca di materia, grassa e potente, ma che manca in definizione ed equilibrio, comunque consistente. 76
MOSCATO IGT GOCCE DI FRUTTO 2006
MONTESISSA
Vendemmia tardiva proveniente da vigneti di moscato piantati a Buffalora (Carpaneto), di fianco all’azienda. Fermentazione in acciaio a bassa temperatura. 1.500 bottiglie da 0,75 litri.
Paglierino tenue per questo vino volutamente più immediato e “facile” rispetto alla maggior parte degli altri vini in degustazione (la scelta della bottiglia da 0,75 parla chiaro). Cerca e trova nitidi aromi primari (mela cotogna e pesche), al palato è semplice e scorrevole con leggerissima carbonica, ma non senza consistenza. Pulito nel finale floreale. 75
MOSCATO DA TAVOLA (2005)
LA RATTA
Moscato vendemmiato tardivamente con completamento dell’appassimento al chiuso per circa un mese. Uve da una vigna in località Becchi, ai piedi della collina che sale verso Vigoleno da Bacedasco Basso. L’azienda non ha più prodotto questo vino ma, appena l’annata lo consentirà, inizierà a produrre un Passito di malvasia.
Naso mieloso e di lavanda con lieve scia alcolica che pervade e frena il gusto rendendo l’insieme un po’ amarognolo. Non un campione di equilibrio, ma la materia c’è. 75
COLLI PIACENTINI MALVASIA PASSITO ARQUATUM 2004
VITICOLTORI ARQUATESI
Da sovramaturazione di malvasia e sauvignon (15%) dopo fermentazione in barriques (con sosta complessiva di 14 mesi nei legni piccoli).
Paglierino carico con canditi, frutta bianca e miele. Di facile approccio, comunque gradevole e corretto anche se un po’ corto. Chiude con retrogusto lievemente balsamico. 74
SAN MORANDO (2006)
TOLLARA
Azienda emergente che lavora molto sull’appassimento delle uve (anche rosse, vedi croatina). Vigne e cantina in Loc. Gasperini di Cortina d’Alseno. Malvasia raccolta tardivamente con successivo appassimento all’ombra in condizioni controllate per oltre due mesi. Affinamento in barriques per 18 mesi.
Ramato-arancione il colore, con profumi ancora un pò chiusi in cui emergono gli agrumi canditi. La bocca rivela alcol deciso e tannini scontrosi (da legno?) che portano a sensazioni asciuganti che frenano la distensione della materia. 73
COLLI PIACENTINI MALVASIA PASSITO 2006
CANTINA SOCIALE VICOBARONE
Da uve provenienti da Nibbiano, Ziano e Castel San Giovanni, fermentazione in barriques nuove.
Paglierino alla vista, il naso rimanda alla mela cotogna con sensazioni di legno nuovo. Bocca abbastanza gradevole con residuo zuccherino non accentuato, ma con un ritorno del legno ancora da riassoribire che, insieme all’alcol, disturba un po’ nel finale tostato e che stringe e frena il vino. 73
COLLI PIACENTINI MALVASIA PASSITO 2006
CIVARDI
Da vigneti ad alta densità d’impianto a Montecucco di Ziano, appassimento all’ombra e successiva macerazione pre-fermentativa sulle bucce di 3-4 giorni.
Il naso cerca l’eleganza, ma è un po’ troppo insistito su note di chewing gum, la bocca parte discretamente poi si stringe e diventa amarognola con ritorno d’alcol. 72
INDOVINELLO: quale, tra le bottiglie degustate, era tappata con questo esemplare di tappo a vite? Chi indovina vince una bottiglia del vino in questione (io non posso partecipare al gioco)
15 MARZO 2008, IL GIORNO PRIMA DEL PRIMO GIORNO DI DEGUSTAZIONE: stanco delle fatiche quotidiane e un pò terrorizzato da ciò che mi aspetta il giorno seguente, fuggo in Trebbia a fare un pò di meditazione
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RANE!

Nelle situazioni consolidate prima o poi irrompe qualcosa che cerca di sfidare i dogmi e gli stereotipi, che vive nella tensione continua, nel piacere del rischio di chi non sa come andrà a finire e lancia continue domande più che risposte. Qualcosa per cui è filosofia di vita confrontarsi incessantemente col mondo, con la vitale inquietudine che anima chi si pone come primario obiettivo quello di esprimere il meglio delle potenzialità di un territorio.
Uno di quei rari “qualcosa” è arrivato nei Colli Piacentini nel 1993 e si chiama Luretta (nei primi anni ospitata all’interno della cantina di Graziano Terzoni in quel di Bacedasco Alto, in attesa che i lavori nel Castello di Momeliano fossero terminati), azienda gestita da Lucio e Felice Salamini e da Carla Asti. Fin dall’inizio concentrata sulla produzione di vini fermi e di bollicine Metodo Classico, l’azienda oggi gestisce 57 ettari in 4 accorpamenti:
Costa di Gazzola (il punto di partenza al quale si sono aggiunti nel tempo le altre vigne), dove si coltivano malvasia, barbera, croatina e cabernet sauvignon;
Momeliano, attorno alla cantina (stesse varietà di Costa);
Castano di Agazzano, con chardonnay e sauvignon
Bagnolo di Ponte dell’Olio, ancora cabernet sauvignon e pinot nero
I vigneti (certificati biologici) sono gestiti con severità e grandi attenzioni, cercando di sperimentare nuove soluzioni adatte ad ottenere la miglior materia prima possibile per ogni terreno ed ogni vitigno. In cantina la voglia di provare, l’umiltà di mettersi e rimettersi in discussione, di pensare e ripensare stando in continuo movimento, tentando di produrre vini che possano dare soddisfazione nell’immediato, ma anche a distanza di anni.
La prima annata di Rane è il 2000, anche se nel 1999 venne prodotta solo in magnum una particolare selezione di Boccadirosa (la Malvasia secca dell’azienda) chiamata Boccadirosa Le Rane, un vino polposo e grasso, fermentato in barriques nuove (e che in bottiglia ha 15 gr/l di zuccheri), che per alcuni aspetti guardava all’Alsazia. Questo vino costituisce un episodio a sé, ottenuto forse grazie anche al caso, all’imprevisto e ha indicato una possibile strada non più seguita alla lettera nelle direzioni future dell’azienda. Dal 2000 esce la Malvasia Le Rane, quella dolce che conosciamo anche oggi e che, se è vero che s’ispira a latitudini d’oltralpe, alla fine ritrova nel bicchiere i timbri di una Malvasia dei Colli Piacentini: la polpa mai stucchevole, gli agrumi e la frutta gialla declinati però in un’interpretazione più nordica.
Il vino porta la denominazione Colli Piacentini Malvasia (non Passito, dunque) e questa scelta, come quella di uscire sul mercato con bottiglie da 0,75 l. e non di minor capacità, comunica l’idea di volere ottenere sì un vino dolce da uve stramature con 130-140 gr/l di zuccheri, ma che abbia comunque sempre equilibrio, freschezza e soprattutto grande bevibilità.
Fino al 2003 incluso il vino è stato totalmente o parzialmente fermentato in legno (barriques nuove), dal 2004 la ricerca di una maggiore facilità di beva ha portato alla scelta di vinificare solo in acciaio le diverse partite che vengono poi assemblate e destinate alla bottiglia.
Le Rane proviene da un unico vigneto posto in Loc. Costa, piantato nel 1995 su argille rosse a 5.000 piante/ha (densità comune a tutte le vigne aziendali). La parte in pianura, confinante con un laghetto che, quando non è in secca, “ribolle” di rane, dà uve che vengono raccolte prima perché più soggette a marciumi e portate in locali per l’appassimento, mentre la parte più in alto, in pendenza, viene fatta surmaturare più a lungo.

Tre vedute della vigna delle rane
Dialogo in vigna
Lavori sottofila
I vigneti attorno al castello e alla cantina
I terreni più chiari adiacenti la cantina; qui si raccoglie la malvasia destinata alla Boccadirosa
Prodotto mediamente tra le 3.000 e le 6.000 bottiglie annue, con gradazioni del 13%-14% di alcol svolto, Le Rane è fuori oggi con l’annata 2004. In anteprima ho avuto il piacere di degustare anche il 2005.
La degustazione si è svolta in azienda il 21 marzo 2008.
1999
Fermentato in rovere nuovo. Colore dorato intenso e caldo, decisamente più secco (come dicevo, circa 15 gr/l di zuccheri) rispetto al vero e proprio Le Rane. Un ipotetico punto di passaggio tra le varie fasi di interpretazione della malvasia da parte di Luretta, un deragliamento dal percorso fino ad allora seguito per la Boccadirosa, di cui questa versione rappresenta una specie di versione Riserva (più che un prototipo di Rane). Polpa decisa che esce già al naso, ricco di toni evoluti balsamico-speziati ed agrumi quasi canditi, con una bocca potente e di spessore dai tratti maturi. 85
2000
La prima vera versione di Rane, vendemmia tardiva interamente fermentata in rovere con bellissimo colore paglierino rinfrescato da lievi riflessi verdi. Anche qui dolcezza più contenuta rispetto a quello che sarà nelle annate successive. Integrità olfattiva che si apre su nitide e intriganti note floreali di lavanda e rosa, completate da eleganti sfumature di cioccolato al latte, miele e agrumi canditi. La bocca strutturata ha un incedere deciso finchè l’alcol ad un certo punto tende a frenarne in parte lo sviluppo e il finale. 88
2001
Interamente fermentata in barriques. Colore anche in questo caso molto “fresco”, un paglierino-verde piuttosto integro. Naso cangiante di menta, spezie, frutta candita, con scie di pietra focaia e balsamico nei toni di erbe aromatiche. Vino complesso (un po’ di Botrytis?), dolcezza più in evidenza rispetto al 2000, ma sempre con adeguato nervo acido che dona bell’equilibrio alla polpa. Bicchiere affascinante, in grado di indicare le massime potenzialità di un’uva e di un territorio seguendo una strada che cerca la complessità più che la calda esplosione mediterranea. 89
2002
Uno stacco già nel colore dorato molto intenso. Parzialmente fermentata in barriques, mostra un profilo di calda evoluzione, con discreta freschezza che ancora innerva il bicchere. In una polpa matura, ma ancora seducente, si fanno largo toni di pesca e frutti tropicali, con sfumature floreali, cenni resinosi e finale minerale/balsamico. 84
2003
Dorato molto carico con accenni ramati. L’uva ha avuto un appassimento piuttosto deciso già in vigna ed anche per questo si notano più muscoli e peso rispetto alle annate precedenti. Grasso e opulento senza essere stucchevole, potente e di buona lunghezza, ricorda negli aromi da un lato il dattero e l’uva sultanina, dall’altro rimanda a sensazioni tonificanti di aghi di pino per lasciare sfogo a cenni di albicocca e chiudere con la consueta nota di pietra focaia nel finale leggermente noccioloso. La versione più calda e solare mai prodotta di Rane. 86
2004
Prima vendemmia dove nessuna partita è stata vinificata in legno. Come dice già il colore paglierino/dorato brillante non troppo carico, con questa annata c’è un ritorno ad un’interpretazione più nordica del vino, quella delle annate pre-2002 anche se senza quella complessità. Naso delicato, elegante di canditi, pera, frutta bianca e cedro, fine la bocca di bella bevibilità dove emerge la confettura di albicocca. Attacca con buona polpa, poi quando vorresti una propulsione più decisa, tende a smorzarsi. Fin lì però ha grande bevibilità. 84
2005
Non ancora in commercio. Impianto generale simile al 2004, che non cerca dunque il peso e la muscolarità, ma una facilità di beva che non diventi banale. C’è una bella freschezza che “allunga” il vino rendendo il bicchiere snello e scattante, anche grazie alle sensazioni olfattive balsamiche, leggermente minerali, con fresche e piacevoli sfumature di lavanda, pera e frutta bianca. Per ora, 85
I Salamini
I vini degustati
Le bottiglie
Le rane
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