
Secondo appuntamento con SorgentedelVino Live ("Mostra dei vini naturali, di tradizione e di territorio"), dal 6 all'8 marzo 2010 al Castello di Agazzano (Pc). Presenti un centinaio di produttori provenienti da tutta Italia (una decina dai Colli Piacentini). Qui maggiori info.
giovedì 11 febbraio 2010
sorgentedelvino live.
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lunedì 1 febbraio 2010
slow food pc.

Da qualche giorno Slow Food Piacenza ha una pagina su Facebook (lo so, è una notizia che vi cambierà la vita). Verrà aggiornata (quasi) ogni giorno con video, notizie, commenti, segnalazioni di eventi.
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giovedì 14 gennaio 2010
caratteri.

Tra i percorsi più stimolanti seguiti dalle aziende piacentine c'è senz'altro quello targato Lusenti. Restando al tema “malvasia”, sia la versione secca (prodotta dal 2000), sia quella passita (dal 2006), hanno trovato e stanno trovando caratteri e fisionomie sempre più leggibili, conseguenza di un lavoro in vigna sempre più intelligente e attento.
La versione secca (“Bianca Regina”) sceglie la via di una breve macerazione che esprime alcuni lati del vitigno di partenza - colore, profumi, tannini - senza mortificarli o renderli caricaturali come accade talvolta in altri bianchi da macerazione (prodotti in tutto lo stivale, in territori diversi e con vitigni diversi) dai profili (olfattivi, soprattutto) piuttosto simili tra loro, col risultato (l'equivoco) di cadere nell'omologazione anziché nell'esaltazione delle differenze.
L'annata ora in commercio (2007), è frutto di una stagione calda e ricca. Ricca pure di contrasti e sbalzi termici tra giorno e notte che hanno permesso di mantenere freschezza e nervosismo; quindi grassezza, larghezza, ma anche acidità e soprattutto tannini maturi in evidenza. Meglio ancora i profumi, ampi e complessi, agrumati e molto speziati (zenzero), in continua evoluzione col passar dei minuti.
Ed è molto interessante poi il confronto con l'annata successiva (2008), più semplice sia al naso (floreale, agrumato, meno ricco del 2007), che in bocca, dove è più lineare e scattante, fresco e salato, molto scorrevole. Dove perde in ampiezza e complessità, in quest'annata il vino guadagna in bevibilità. Dove il 2007 è complesso e da pasto, ma anche quasi da meditazione, il 2008 è...da bere. Per capirci, l'ideale per me sarebbe una Malvasia col naso del 2007 e il palato del 2008.
Il 2008 ricorda un po' il 2002, che riassaggiato oggi esprime un'evoluzione controllata (nette sensazioni speziate, balsamiche e di buccia d'arancia), soprattutto al palato, agile, fresco ed ancora supportato da adeguata polpa. Una bella (ri)scoperta.
E poi la versione dolce (“Piriolo”), che già nel 2007 esprimeva densità e grassezza ben contrastate dall'acidità, coi classici, generosi, profumi della malvasia appassita. E che nel 2008 (assaggiato pochi giorni prima dell'imbottigliamento) trova un naso dalle classiche sfumature di pesca e albicocca disidratate, che si sviluppa poi sul versante “caldo” (quasi pantesco) fatto di aromi nitidissimi di dattero e fichi secchi, con un colore pure più carico rispetto alle due precedenti annate. E fin qui tutto, o quasi, come da copione (va da sé, i migliori copioni). Quello che colpisce di più non sono tanto i profumi, non è neanche l'attacco al palato (grassissimo e opulento come ci si aspetterebbe), ma la freschezza sferzante che chiude con decisione e pulizia il finale, tanto da farti chiedere un secondo bicchiere.
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martedì 12 gennaio 2010
sabato 19 dicembre 2009
network.

La tre giorni toscana di Vignerons d'Europe si è idealmente conclusa con la lettura del Manifesto per la Viticoltura Sostenibile redatto da parte dei circa 500 vignaioli presenti. Purtroppo ho potuto partecipare soltanto alla prima, introduttiva giornata di sabato dove sono stati gettati sul tavolo gli ingredienti sviluppati ed elaborati domenica, quindi l'impressione è stata di andar via esattamente sul più bello, prima delle portate principali, lasciandomi l'energia e l'entusiasmo che immaginavo di assorbire e...tanta fame sotto forma di riflessioni e punti interrogativi, tantissimi input, sulla viticoltura sostenibile (argomento centrale dell'evento), ma non solo.
Gli stessi elementi credo fossero annidati anche nella testa dei produttori e vignaioli piacentini che hanno partecipato sabato e domenica ai lavori e che vorranno intervenire su questo blog, magari lanciando idee, risposte e proposte.
La sostenibilità è un'ovvietà. Un obbligo. Oggi è anche (purtroppo?) una moda, soprattutto la parola “sostenibilità” la è diventata, le pratiche realmente sostenibili un po' meno. Sostenibilità è difendere la piccola produzione agricola. L'ambiente, l'energia, i suoli. E poi c'è la sostenibilità economica (il governo del limite di cui parla Petrini).
E poi, sì, la sostenibilità è, dovrebbe essere, un obbligo, anche un'ovvietà, ma nel senso che dovrebbe essere ovvio farla, sono meno ovvi i significati di sostenibilità, o meglio c'è poca chiarezza su cosa sia la sostenibilità, ogni produttore la pensa un po' a modo suo. Diciamo che ognuno pensa di avere e fare la propria, di sostenibilità. Si è sostenibili solo usando le anfore di terracotta in cantina o lo si è anche se si ricorre a moderne tecnologie di cantina? Esistono tecnologie moderne sostenibili? La sostenibilità è inconciliabile con la tecnologia? E la sostenibilità economica della piccola azienda? Sono sostenibile anche se in annate dove le uve sono poco sane, in vigna uso prodotti di sintesi altrimenti tutta la produzione va a farsi benedire e la mia azienda non mi permette di sopravvivere economicamente? E l'Etica? La Morale? Insomma, il tutto è molto complesso e ricco di zone “grigie”, di sfumature.
A Montecatini c'è stato un grande scambio di idee tra vignaioli, il network per la sostenibilità (oltre al fatto di cercare di far capire che il vicino di casa non è un concorrente, ma un collaboratore) può generare tanto: ad esempio far capire quanto sia importante ritrovare la fertilità dei suoli; dare supporto ai paesaggi culturali (un concetto ancora poco conosciuto) con ricadute sulla promozione turistica; ritrovare le identità perdute, le unicità degli aspetti naturali e culturali di un territorio; trovare soluzioni per affrontare il rullo compressore giuridico (in questo e in tanto altro la FIVI, la Federazione dei Vignaioli Indipendenti – indipendenti dalle altre politiche di sviluppo, senza padroni, né colori politici – può fare molto); il dubbio che possa non contare più di tanto avere, e pagare, una certificazione BIO, quanto a volte un'autocertificazione.
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